Il centro destra all’attacco dell’autonomia universitaria: noi non ci stiamo!

11 Nov Il centro destra all’attacco dell’autonomia universitaria: noi non ci stiamo!

Oggi sull’Adige è uscito un bell’articolo sul dibattito di ieri. Peccato per l’attacco, disinformato, di Cia (Civica Trentina). Con questo fanno due: ieri l’attacco di Osele (Lega Nord) su Rostagno e oggi questo. Per due giorni di fila il centrodestra trentino cerca di entrare nel dibattito dell’Universita, provando, senza successo e senza cognizione di causa, a delegittimare le istituzioni democratiche dell’Ateneo e la rappresentanza studentesca eletta. La cosa più divertente è che ciò viene fatto chiedendo che “l’Università non si lasci politicizzare” quando è invece evidente che il loro operato è finalizzato verso questo obiettivo. Ma entriamo nel merito del discorso partendo dall’attacco di ieri della Lega Nord:

«Da consigliere comunale di Trento ritengo non solo opportuno, ma anche doveroso, – afferma Osele – che le Università (così come le scuole) rimangano apolitiche, in modo tale da non creare tensioni tra studenti».

Inizia subito a gamba tesa il giovane consigliere leghista. Peccato che le tensioni siano state create proprio dalla lista Atreju, che lui sostiene, per cercare di pregiudicare il dibattito storico (e non politico) sulla figura di Rostagno.

Secondo l’esponente leghista intitolare un’aula a Rostagno significherebbe “partitizzare” un luogo di studio, un luogo di apprendimento, un luogo di cultura, sotto il segno dell’estrema sinistra.

Anche qui il consigliere comunale risulta poco documentato, Mauro Rostagno durante il ’68 non faceva parte di nessun partito. Solo in seguito ha fondato un movimento politico “Lotta Continua” (peraltro riavvicinando Peppino Impastato alla politica, il che ci impone di chiederci se dovremmo smettere di ricordare tutti i martiri della mafia in quanto attivisti politici) ma una volta sciolto questo non ha più seguito attività partitiche. Peraltro le aule già dedicate a personalità di spicco del dipartimento sono dedicate entrambe a esponenti di spicco della Democrazia Cristiana, non certo un partito di estrema sinistra.

«Non dimentichiamoci che nel ’68 Rostagno si faceva chiamare “il Che di Trento”, chi vuole intitolare l’Aula alla sua memoria dovrebbe ricordare anche gli innumerevoli momenti di tensione, le occupazioni, gli scontri con le forze dell’ordine e con i militanti di MSI».-puntualizza ancora Osele

Sorvolando sul passaggio riguardante Ernesto Guevara (che aprirebbe un altro capitolo di discussione sulla sua figura) preso pari pari da wikipedia (pare sia la principale fonte di memoria storica al giorno d’oggi), teniamo a ricordare che “le occupazioni” sono servite a permettere il riconoscimento del titolo di studio in Sociologia, della dignità e del ruolo del sociologo e di avviare il percorso che ha permesso prima la creazione della Libera Università e infine l’istituzione dell’Università degli studi di Trento. Inoltre, visto che Osele cita i militanti del Movimento Sociale Italiano (questa sì formazione estremista e violenta), gli ricordiamo che gli scontri da lui citati hanno avuto inizio nel 1970, anno in cui Rostagno si è laureato. Si riferisce forse a ciò che accadde il 30 luglio 1970 presso la Ignis di Spini di Gardolo e all’accoltellamento di tre operai da parte dei fascisti esponenti di MSI e Avanguardia Nazionale? Si riferisce forse al segretario della Cisnal (“sindacato” erede delle corporazioni fasciste), Gastone Del Piccolo, trovato in quell’occasione in possesso di un’accetta?
Infine per quanto riguarda gli scontri con la polizia, il movimento studentesco trentino nella fase in cui vi ha partecipato Rostagno era un movimento non violento e pacifista che manifestava contro la Guerra del Vietnam, per l’Università Critica, poi al fianco dei lavoratori che si battevano per i diritti e per condizioni di lavoro dignitose.

Il consigliere è intelligente ma non si applica. La storia non si può plasmare a proprio piacimento.

Passiamo ora a Claudio Cia, esponente di punta della destra trentina. Noi l’abbiamo conosciuto per la prima volta quando si è opposto fermamente alla nascita di un organismo comunale di ascolto degli studenti. Il consigliere Cia propone un’interrogazione al presidente Rossi in cui dimostra la sua scarsa dimestichezza con il confronto democratico, la sua totale ignoranza in materia di autonomia universitaria e di generale funzionamento dell’Università di Trento.

Le motivazioni dell’interrogazione presentano diverse falsità che lo stesso Cia avrebbe evitato di diffondere se fosse stato presente alla conferenza. Dispiace che la sua ansia di emergere nel dibattito pubblico non gli abbia permesso di conoscere né il profilo né le posizioni dei relatori intervenuti. Gli faremo avere la registrazione video dell’evento.

Cia, utilizzando senza autorizzazione il logo dell’Università, sostiene sul suo blog che “i due “esperti” invitati a parlare in qualità di relatori sono entrambi a favore della legalizzazione dei cannabinoidi.” Niente di più sbagliato. L’avv. Zaina ha precisato che la differenza tra desanazionalizzazione e legalizzazione, preferendo la prima in quanto potrebbe contribuire a smantellare il paradosso attuale di una legge che punisce di più chi con l’autoproduzione rimane al di fuori dal mercato illecito. Ci rendiamo conto che scendere nel dettaglio è complesso, ma il populismo e la semplificazione la lasciamo ad altri. Ci aspetteremmo che per una volta questi “altri” non fossero il legislatore: è chiedere troppo?

Il dott. Grassi inoltre è molto scettico sull’utilizzo ricreativo (soprattutto in età evolutiva) e, per quanto riguarda l’uso terapeutico si è attenuto alle evidenze scientifiche che dimostrano le svariate modalità d’impiego delle diverse varietà di cannabis. Anche in questo caso è stato chiarito che tali terapie possono funzionare su alcuni pazienti e non avere effetto su altri, come del resto accade per moltissimi medicinali.

“Mi pare grave che l’Università si faccia sponsorizzatrice di un evento in cui è assente ogni barlume di contraddittorio”.

Facciamo sapere al consigliere che avrebbe agevolmente potuto consultare il regolamento sulle attività culturali che prevede la presentazione di progetti vagliati da una commissione congiunta Opera Universitaria-Università e che prevede un lungo e duro lavoro dei proponenti in termini organizzativi e burocratici. Allegati ai progetti, le associazioni sono inoltre tenute a presentare i curriculum dei relatori, a garanzia della serietà e dello spessore culturale dell’iniziativa. Anche questi all’epoca di internet sono facilmente rintracciabili dal sig. Cia inserendo i nomi dei relatori in un comune motore di ricerca. Ci permettiamo di prendere atto della classe con cui l’esponente della destra virgoletta in segno di spregio il termine di esperti riferito ai nostri ospiti e lo invitiamo a ponderare meglio le sue infantili scelte comunicative. Un giorno ci farà conoscere le referenze che gli permettono di svolgere l’autoproclamato ruolo di censore della moralità pubblica, del quale si avvale per interpretare la libertà di espressione a seconda delle proprie convenienze elettorali.

Inoltre pare che 40 minuti di dibattito a microfono aperto non valgano come contraddittorio. Secondo Cia si “lascia semmai intravedere il tacito tentativo di indottrinare a senso unico gli studenti verso determinate idee”.

Sembra quasi che, come nel film Arancia Meccanica, gli studenti fossero legati alle loro sedie, con gli occhi spalancati, obbligati a seguire l’iniziativa. Il dibattito era aperto a tutti e ognuno poteva andarsene quando voleva, intervenendo anche sostenendo posizioni contrarie (come del resto è successo). Peraltro gli ospiti sono stati estremamente tecnici nella loro trattazione e il dibattito è stato affrontato in maniera scientifica e non ideologica come insinua Cia.

Invitiamo quindi Osele e Cia a documentarsi di più su ciò che scrivono (magari partecipando ai dibatti), a rispettare l’autonomia dell’università dai partiti e dalla PAT che mai sarà tenuta ad entrare nel merito dei finanziamenti alle attività culturali. Per quanto riguarda la richiesta di trasparenza sui fondi a supporto dell’evento, non ci esimiamo dal riferire che il finanziamento concesso a preventivo ammonta ad € 335, a copertura di spese di pubblicizzazione e di rimborso viaggio dei relatori che non hanno ottenuto un compenso per il tempo dedicato all’iniziativa.
Detto questo noi continueremo ad informare gli studenti e a proporre iniziative di approfondimento, con entusiasmo e determinazione.

Ringraziamo tutte e tutti per la grandissima partecipazione di ieri!

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