Il viaggio imprevedibile

04 Nov Il viaggio imprevedibile

“Che aria fredda stamattina, vero Teo?”.
“Te lo avevo detto io di coprirti ma non mi ascolti mai, sei davvero testarda.”
“Cavolo, ci sono solo 10 gradi, speriamo che il bus arrivi in fretta, sto gelando.”
Sono le 8.13 di una regolare mattina, una mattina che inizia presto per gli studenti del lontano “Polo Collina” dell’Università degli Studi di Trento. Forse non sono poi così lontane le due sedi delle rispettive Facoltà di Ingegneria (Mesiano) e Scienze MMFF (Povo) solamente 5km in salita e venti curve le separano infatti dal centro della città, fino ad arrivare a quasi 400 m.s.l.m.
Un tragitto che ogni mattina viene percorso da circa 8000 studenti universitari, fuori sede e ricercatori. Il viaggio inizia con la prima carovana di studenti verso le 7.50 e prosegue nelle due ore successive in cui si susseguono 8 mezzi, di cui 3 autosnodati e 5 singoli. Sulle vetture messe a disposizione, dal servizio provinciale per i trasporti, le facce stanche e assonnate degli studenti si guardano, si osservano e si fanno spazio, una destinazione comune, qualcuno scende prima, altri arrivano al capolinea. La stazione è in fermento, ora di punta, un autosnodato arriva, un mucchio di studenti corrono per salire, e si riempie sempre, anche oggi si devono stringere.
Inizia il viaggio, nelle fermate successive l’autista decide di non fermarsi e sconsolato fa segno a chi lo stava aspettando che non si fermerà, non oggi, forse domani sì. Non si ferma perché non può aprire le porte, non le può aprire perché gli studenti che sono riusciti a salire le bloccano. Le bloccano perché non c’è più spazio per far salire nessun altro, le bloccano perché manca lo spazio vitale per loro che ogni mattina si sentono come animali in viaggio per una meta lontana.
Lo snodato prosegue il suo giro passando altre 10 fermate in cui però non si fermerà. I più fortunati arrivano nelle loro sedi in orario, sporadicamente qualche minuto in anticipo per prendersi un caffè. Gli altri invece no, devono aspettare e lottare per ritagliarsi un posticino sull’ultimo autobus fruibile.
Il giovedì mattina il viaggio imprevedibile prende forme e colori diverse dal solito, signore e signori più in là con l’età, di ritorno dal mercato settimanale, si accingono a prendere il posto degli studenti per tornare a casa. Quando riescono, invadono le vetture con le loro borse piene di frutta e verdura fresche, altre volte invece restano indietro anche loro.
Il viaggio imprevedibile continua e si fa più difficile nei giorni di pioggia in cui ombrelli di tutte le forme e colori accompagnano e rinfrescano gli studenti viaggiatori creando più disagio, di quanto non fosse stato creato dal maltempo, e meno spazio di azione.
In tre anni non abbiamo potuto non notare notevoli cambiamenti nell’organizzazione da parte dell’azienda, tuttavia questi sono risultati poco utili e non ancora pienamente efficienti.
Si pensa che un cambiamento sia possibile solo rendendo visibile il problema. E’ così che lanciamo la nostra campagna “ #GiveMe5 ” invitando gli studenti e la cittadinanza tutta a farsi una “selfie” (autoscatto) con le vetture della linea 5 e 5/ per rendere partecipi i dirigenti della situazione che gli studenti universitari vivono male ogni mattina.

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